Nota di lettura a "100 poesie" di Franca Alaimo
- Elena Verzì
- 14 nov 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Nella luce del sole morente,
ci diciamo l’un l’altra
sorridendo nel pianto:
Vedi com’è tutto leggero?
Franca Alaimo con il suo ultimo libro, 100 poesie (Pequod, 2024), ci fa un regalo unico, perché questa è un’opera preziosa che ci guida oltre l’incanto. È il dispiegamento di un percorso poetico che svela contrasti e coincidenze, e che verso dopo verso conduce il lettore a penetrare la parola e a rischiarare il linguaggio interno dell’umanità. «Trasforma il dolore in luce», una luce «verdissima di fosforo», o «di luna», purché sia di lunga durata e cosmica.
Alessandro Fo nell’introduzione al testo dice che le poesie di Alaimo: “evocano, sul piano letterario, uno spazio incantato: un luogo che congiunge gli spazi della casa all’epifania di una moltitudine di delicati elementi di natura, vegetale, animale, minerale” «la mia anima è tutta minerale».
La raccolta appare snodarsi con leggerezza mentre viene cantata la persistenza degli attorcigli sofferenti, caratterizzanti la vita e la vastità del mondo.
Alaimo ha un intento specifico, arrivare alla sommità, al pensiero più alto e sovrumano: concepire l’esistenza. Il componimento intitolato Dharma (p. 23) è un esempio di come la poesia fornisca un fondamento alla realtà, cercando di trovare un ordine o meglio una forma di giustizia a quanto avviene sulla terra, e che ci sia una «maestra di ricami» a far applicare una legge universale: «un lontanissimo / giorno l’intero universo / sparirà nel niente più oscuro / e resterà soltanto un sospiro».
Attraverso la poesia vengono descritti i dolori, le pene e Alaimo lotta affinché con la parola possano venire esauriti i significati di tutto questo tribolare, e dell’angoscia che la vita propone all’uomo. Ella giunge alle volte sopraffatta: «Non so più / quando e come / ho cominciato a morire», ma sempre combattiva: «non avere paura dell’inferno». Eppure il limite della parola si fa sentire: «Non so più come dire / quella cosa che stride nel petto»; «come sei povera, / come sei stretta, o Parola! / Ed io che ti pensavo illimitata». A questo punto la poesia assume anche una forma di preghiera rivolta agli angeli misteriosi, che agiscono volgendo all’autrice il loro viso positivo, senza mostrare quello di un Dio che tuttavia non si palesa se non attraverso le creature celesti: «Saranno stati gli angeli?»; coloro che «ricuciono / i lembi delle cose lacerate». Pertanto, gli angeli insieme alla Diva, interpellati perché il cuore venga guarito, innestano «l’amore nella bocca» della poetessa, che traboccante servirà a comporre Poesia, perché «la poesia, tutto sommato, / è un rito di ricomposizione: / somiglia all’arte giapponese / del kintsugi che sparge sulle ferite / un po’ di polvere d’oro»

Dio mio, ecco il mio niente,
il mio stare qui così povera,
le mani rugose, a guardare
ancora, a piangere ancora
non ricordo più per cosa.
Sapendo che è stato tutto
ogni volta per una volta sola.
Perdonami se spesso
non ho fatto cantare il cuore
dimenticando di essere soltanto
una sciocca bambina che giocava
a moscacieca con il mondo.
*
Volere essere amata
disperatamente
fino alla rabbia del pianto,
all’insolenza delle mani.
Io ero senza, non ero.
Amavo soltanto le stelle cadenti,
finché dopo la sepolta,
dopo la raggelata, la Poesia
mi generò per la terza volta.
Per questo scrivo: per amarle,
per amare, per perdonarle,
per perdonarmi.
*
Non so più come dire
quella cosa che stride nel petto.
So che vorrei abbattere
e questo tetto e queste mura
e la misura del corpo
e tutto ciò che chiude.
La vita è illimitata,
così il cielo la fame la sete
d’amore e non c’è confine,
non c’è all’immaginazione,
alla felicità, al dolore
e a tutto quello che
da eternamente è.
E anche tu: come sei povera,
come sei stretta, o Parola!
Ed io che ti pensavo illimitata.
Ed io che sono solo una poeta!
*
Ad un certo punto accade
– sarà la vecchiaia,
sarà che prima o poi
stanca pure la gioia –
che dimentichi di dare acqua ai fiori.
E il dolore
lo avverti più pesante,
un’ombra grande che si porta via
lo stupore,
irrimediabilmente.
O forse proprio questo s’impara
a forza di vivere:
che conta solo lo stare al mondo,
alzarsi vivi ogni mattina,
ubbidire al passo delle ore,
e lasciare che ogni cosa sia,
sapendo che da te,
dalla tua memoria,
dai così tanti amori
e piccoli bagliori quotidiani
dovrai presto separarti
e magari con un cenno della mano:
Scusate se sono stata

Franca Alaimo nasce a Palermo nel 1947, esordisce come poeta nel 1991 con Impossibile luna (Antigruppo Siciliano) a cui seguiranno altre venti sillogi, le più recenti delle quali sono: Elogi, (Ladolfi 2018); sacro cuore, (Ladolfi 2020), Oltre il bordo, (Macabor 2020), 7 poemetti, (InternoLibri 2022), Pentru Altundeva, (Cosmopoli 2022).
Meravigliosa