Gli inediti di Jonata Sabbioni
- Sara Serenelli
- 31 ott 2020
- Tempo di lettura: 2 min
È un dialogo aperto e per certi versi irrisolto quello che Jonata Sabbioni instaura all’interno di questi suoi inediti con il proprio Io, la natura e l’Altro. Non cerca risposte certe, propone domande, vaglia le ipotesi: a stretto contatto con il mondo, colto sino alle sue più elementari particelle, il poeta sente l’incombere di tanti “se”, «se anche il tempo / e lo spazio sono frammenti / relativi», stretto dalla morsa di pericolosi condizionali: «io che sono dovrò ancora essere…». C’è in questi versi una tensione tra poli opposti della realtà: da un lato la luce, fil rouge delle tre composizioni, dall’altro l’oscurità; ora a muovere la penna del poeta è un viaggio lungo l’autostrada o un sinestesico «rumore bianco dell’acqua», ora invece il respiro e lo sguardo si amplia a toccare l’essenza dietro le cose, la loro immanenza. Sabbioni sa penetrare l’involucro del materico, trasformandolo in spirito e immaterialità. C’è in questa poesia un afflato insieme cosmico e privato, personale e al contempo universale.
Eravamo in viaggio lungo
l’autostrada, ad ovest.
Il tramonto basso di dicembre
ci impediva, a tratti,
la vista e ci faceva ridere
quell’andare ad occhi chiusi,
improvvisamente abbagliati
alla deriva. La condizione
riguardava entrambi: non potevamo
darci il cambio né compensarci,
disperatamente ciechi
nelle intermittenze della chioma
di un albero o nell’ombra
di un mezzo in senso contrario.
*
La sera tornammo a parlare
di luce, cercando Sirio
nel Triangolo Invernale.
Lo sguardo schiarì nello spettro
delle stelle, che sono lontane
e innocue. Ho pensato allora
al respiro di un oltremondo
in cui, se anche il tempo
e lo spazio sono frammenti
relativi, io potrò guardare
la luce viva di una stella
come un uomo
vecchio di milioni di anni.
*
Devio il rumore bianco dell’acqua
nella quiete della riva e al riparo
dei giunchi s’abissa col cerchio
creato dal masso. Così soffoco
la voce al fondo buio del corpo
e ciò che era destinato alla luce
del salto crollerà nell’oscuro
dell’alveo e niente sparisce
e questa mia parola rimane
sommersa ma può ancora
cercarti, creatura…
*
Ogni oggetto è una particella minima e io
sono un grembo che accoglie ogni atomo.
Un atomo qui e uno in un’altra galassia
sono gli epitomi di un’unità inseparabile.
Osservo la luce e le sue onde vibrare
dinnanzi a me: esse mutano il contorno
d’ombra e intonano un’interferenza
che posso suscitare se m’accordo
alla loro origine e allo stesso istante
in cui io che sono dovrò ancora essere…

Jonata Sabbioni nasce ad Amandola (FM) nel 1985 e vive ad Ancona. E’ ingegnere edile e architetto. In ambito poetico, ha esordito con il libro Al suo vero nome (L’Arcolaio, 2010 – introduzione di Filippo Davoli), cui ha fatto seguito Riconoscenze (L’Arcolaio, 2015 – introduzione di Adelelmo Ruggieri). Sue poesie sono incluse in antologie, riviste e pubblicazioni online. Redattore di «Nuova Ciminiera» nonché della Radio on web «Radio Incredibile», scrive o ha scritto per altri spazi online di approfondimento culturale. Si occupa di promuovere la poesia attraverso iniziative pubbliche e reading. E’ in corso di pubblicazione il suo terzo libro in versi Cosmoscopio (per Arcipelago itaca Edizioni).
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